Coyote vs. Acme sarà al cinema Araldo a partire da giovedì 3 settembre.
L'opera di Dave Green parte da una domanda semplicissima: e se Willy il Coyote decidesse finalmente di chiedere conto alla Acme di tutti quei prodotti difettosi? La risposta è una clamorosa causa legale contro l'azienda che per anni gli ha venduto razzi, trappole e gadget tanto ingegnosi quanto disastrosi. Per generazioni Willy il Coyote è stato il più ostinato dei sognatori. Da decenni insegue Beep Beep senza mai riuscire ad acchiapparlo, finendo puntualmente vittima dei marchingegni più improbabili prodotti dalla Acme. Tra esplosioni, precipizi, razzi impazziti e invenzioni difettose, è diventato uno dei simboli più universali, divertenti e romantici del fallimento, ma anche e soprattutto della perseveranza.
Tra i tanti epigoni di Chi ha incastrato Roger Rabbit, il film di Green si può collocare tra i più indovinati. È un'opera che trasuda intelligenza, avvantaggiandosi della naturalezza surreale che i Looney Tunes hanno sempre avuto nei discorsi metalinguistici e satirici. L'onnipresente megacorporation ACME ci sembra adesso una presenza minacciosa, ma purtroppo familiare. Il legal thriller comico vive di un'ironia dolce, che affida il messaggio al più "resiliente" dei personaggi Warner, l’eterno perdente Willy. Il risultato incapsula la logica poetica di un’intera tradizione umoristica. Quel che conta è ricordare che, pur nell'alveo delle dinamiche milionarie di Hollywood, la Golden Age del cartoon americano rappresentò un'inestimabile scheggia impazzita di creatività, fantasia e anarchia, in grado oggi come allora di stamparci in faccia un sorriso di complicità. (Domenico Misciagna, Comins Soon)


