Lucido apologo sul sogno americano, A History of Violence di David Cronenberg è una storia semplice, archetipica e diretta, così come i brevi squarci di violenza che contiene, sporadiche manifestazioni di un subconscio collettivo che da sempre cerca, probabilmente invano, una redenzione. E d’altronde quella della redenzione attraverso la violenza è La storia di violenza di un’intera Nazione, o per lo meno di quei padri pellegrini che, in fuga dalle persecuzioni di cui erano oggetto in Europa, l’hanno fondata. Vale la pena soffermarsi dunque sull’articolo indeterminativo che apre il titolo del film affermando, appunto, che questa è solo una delle tante declinazioni di quella violenza che pertiene per ragioni storiche al self made man, ma per questioni ontologiche all’umanità tutta. E in fondo sta proprio in questo suo potere drammaticamente inclusivo, nella sua natura induttiva (che va dal particolare all’universale), la forza di una storia che nel suo scheletro è già stata narrata innumerevoli volte e continuerà ad essere narrata ancora, senza perdere una stilla della sua forza.
A History of Violence è la storia di un uomo e della sua metamorfosi - tema certo caro alla filmografia dell’autore - che avviene tutta davanti ai nostri occhi. (Daria Pomponio, Quinlan)
Introduce il film Davide Gravina



