Prima proiezione ore 17:00
Seconda proiezione ore 21:15
La vita e l'opera di Egon Schiele vengono trattate parallelamente dal regista Michele Mally e dalla sceneggiatrice Arianna Marelli attraverso un continuo dialogo tra un diario personale e umano dell'artista, restituito dal contesto famigliare-politico-sociale-ambientale-estetico, e i preziosi disegni e dipinti di Schiele, che rendono la sua figura e il lavoro in maniera tangibile e vivamente contemporanea.
Di contemporaneità si tratta sin dall'inizio del film. La narrazione, infatti, si stratifica tra presente e passato.
L'attualizzazione della figura di Egon Schiele nell'oggi è rappresentata da Erika Carletto, giovane attrice che delinea la vita del tormentato artista attraverso la visione dei suoi documenti (vecchie fotografie di famiglia, ritratti, ambienti in cui Egon ha vissuto, strade che ha calpestato) e dei temi di riflessione umana legata all'amore, al vivere da adolescente e, successivamente, poco più che ventenne.
Il passato, invece, è raccontato da professionisti che, tra arte e psicanalisi, tra storia e filosofia, tra curatela e letteratura, tratteggiano la figura di Schiele. Voci appassionate e incisive come quella della scrittrice Romina Casagrande o del critico d'arte Elio Grazioli, scandiscono la narrazione riflettendo sulle diverse tematiche dell'opera dell'artista austriaco in maniera capillare, scientifica, con un'attenta umanità. Come sfondo naturalmente le figure ritratte da Egon Schiele: i corpi nudi prevalgono.
Uomini e donne, affetti o erotismi, vengono intervallati da paesaggi urbani e, pochi, naturali. Protagoniste insieme all'artista sono le città in cui vive e lavora: il fascino della Boemia dell'infanzia, di Vienna e Praga da ventenne. Vienna, inizialmente, è un rifugio borghese e apparentemente più bilanciato rispetto a quello d'origine dove, cresciuto insieme alla madre Marie e alle due sorelle, Egon ha sempre provato un'esclusione. Il giovane artista si sentiva diverso, non ascoltato dalla famiglia. Il padre morì presto, dopo una lunga malattia.
Non è un fattore peculiare, dunque, la visione cruda di Schiele, i tratti respingenti, spigolosi delineati nei corpi nudi che, ossessivamente, ritrae. Corpo e morte, anzi, nudità, sensualità e morte sono i temi che ricorrono di più per tutta la sua ricerca artistica. Sono quei tabù di cui tratta il film. Tabù che, come raccontano la produttrice e la sceneggiatrice, vengono mostrati attraverso altri elementi chiave tra cui il tempo moderno. Schiele ha anticipato, per estetica e per i temi trattati, una temporalità che ancora oggi non è ancora giunta. A volte i suoi disegni sono ancora dei tabù. (Rossella Farinotti- MyMovies)



