Con Los domingos Alauda Ruiz de Azúa firma un film che prende la fede sul serio e, proprio per questo, la trasforma in una forza di disordine capace di attraversare la famiglia come una frattura intima e irrimediabile. La scelta di Ainara di entrare in clausura diventa il punto da cui s’irradiano lutti, paure, desideri di controllo e idee contrastanti di libertà, dentro un racconto che rifiuta tanto il sarcasmo verso il sacro quanto ogni scorciatoia moralistica. Ne nasce un’opera sobria e inquieta, rigorosa nella forma, acuta nella scrittura, attraversata da una tensione che riguarda meno la religione in sé che il prezzo di ogni decisione autentica e la difficoltà, per chi ama, di lasciare davvero libero l’altro. A darle ulteriore forza contribuisce anche il sorprendente esordio cinematografico di Blanca Soroa, presenza già capace di reggere l’ambiguità, il silenzio e l’incandescenza interiore del personaggio di Ainara (Francesco Puma, Quinlan)
Vincitore di 5 premi Goya (miglior film, regia, sceneggiatura originale, attrice protagonista, attrice non protagonista)



