Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Per la preparazione dell'evento vengono incaricati il giovane tenente Santiago Medina e il maître dell'albergo Genaro Palazon. Manca però il personale: i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Il maître riesce a ottenere il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Tra loro c'è anche Ángel che può così ricongiungersi alla donna che ama, María, che aspetta un figlio da lui. I preparativi sembrano procedere senza intoppi. Ma in realtà la cena sta diventando per i cuochi la grande occasione per mettere in pratica un piano di fuga.
È quasi sicuramente una pura coincidenza, ma il titolo originale dell'ultimo lavoro di Manuel Gómez Pereira, La cena, è lo stesso di un film di Ettore Scola del 1998 con cui condivide l'unità di luogo, tempo e azione. Anche se il regista non l'ha direttamente citato, elenca comunque alcune figure di riferimento della 'commedia all'italiana' soffermandosi, tra gli altri, sugli attori Vittorio Gassman e Alberto Sordi e il regista Dino Risi. Al tempo stesso A cena con il dittatore guarda all'eleganza della commedia classica statunitense, in particolare il 'cinema d'interni' di Lubitsch, in particolare Vogliamo vivere! (1942) da cui sembra riprendere la rappresentazione tragica in chiave di commedia. Uno dei meriti principali, poi, di A cena con il dittatore è quello di dialogare spesso con la sua origine teatrale senza rimanerne imprigionato, con un affondo politico nella Storia della Spagna più deciso di quanto possa apparire. Per questo i modelli cinematografici non sono fini a se stessi ma diventano il punto di partenza per un'ulteriore variazione di un gioco di equivoci e malintesi mostrati attraverso un umorismo raffinato (Simone Emiliani, MyMovies)



