Anker esce di prigione, dove ha scontato quindici anni per rapina, con un solo obiettivo: recuperare il bottino, che aveva affidato al fratello Manfred, e sparire dalla circolazione. Nel frattempo, però, le condizioni psicologiche di Manfred, che è sempre stato diverso dagli altri e da piccolo si abbigliava da vichingo, sono peggiorate: ora si fa chiamare John, ruba un cane tutte le volte che ne ha l'occasione, e non ha alcuna memoria (o volontà di dire) dove ha nascosto i soldi. I due fratelli tornano allora nella casa nella foresta della loro infanzia, per disseppellire il famigerato borsone e, con esso, i traumi del passato.
Sceneggiatore tra i più prolifici e acclamati del cinema danese degli ultimi decenni, Anders Thomas Jensen ha spaziato dall'adesione al Dogma alla commedia e al melodramma, ma si è mosso diversamente nella costruzione della sua carriera di regista, dedicandosi a costruire un vero e proprio genere, e rendendo in questo modo la sua firma inconfondibile. Le sue commedie nere, esilaranti e grottesche, non solo si affidano agli stessi interpreti (Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas, protagonisti del film, figurano anche in tutti i precedenti cinque lungometraggi) ma ripropongono anche una serie di dinamiche corali, tipi di personaggi estremi, temi e paradossi che si sono affinati e fortificati nel tempo. The Last Viking non smarrisce la bussola dopo un primo tempo folgorante, ma tiene perfettamente insieme pezzi e tempistiche di un ingranaggio narrativamente complesso, che gioca di accumulazioni e colpi di scena, mescolando singolarmente umorismo, follia e sentimento, cui si accompagna una regia classicamente ambiziosa. (Marianna Cappi, MyMovies)
Presentato alla Biennale di Venezia 2025



