Perù, 1936. Mentre in Europa si diffondono i primi venti del fascismo, María Reiche, giovane insegnante tedesca originaria di Dresda, vive a Lima cercando il proprio posto nel mondo. L’incontro con l’archeologo francese Paul D’Harcourt la conduce lontano dalla capitale, nel deserto di Nazca, dove una scoperta destinata a cambiarle la vita la mette di fronte a uno dei grandi enigmi della storia umana: immense linee e figure tracciate nel terreno migliaia di anni prima con impressionante precisione. Da quel momento María lega il proprio destino a quelle tracce misteriose, avviando un lungo cammino umano e scientifico che la porterà a dedicare la propria esistenza alla loro interpretazione e alla loro difesa. Tra resistenza, solitudine e perseveranza, Lady Nazca – La signora delle linee racconta così non soltanto la scoperta di un patrimonio archeologico straordinario, ma la nascita di una vocazione: quella di una donna che sceglie di mettersi al servizio di una memoria antichissima, trasformando il deserto nel luogo della propria verità interiore
Con Lady Nazca – La signora delle linee, il regista Damien Dorsaz sceglie di allontanarsi tanto dalla biografia illustrativa quanto dalla ricostruzione storica in senso stretto per avvicinarsi a qualcosa di più raro: il momento in cui una vita riconosce la propria direzione. María Reiche non appare qui come un’eroina da celebrare secondo i codici consueti del biopic, ma come una presenza silenziosa e ostinata che trova nel deserto di Nazca una forma di vocazione, di appartenenza e di responsabilità. Tra contemplazione, memoria e paesaggio, il film costruisce così un ritratto di rara delicatezza, in cui la protezione delle linee diventa anche un gesto etico verso il mondo e verso ciò che la modernità rischia di cancellare. Ne nasce un’opera visiva e meditativa, capace di trasformare la storia di María in una riflessione più ampia sulla custodia, sull’ascolto e sul legame profondo tra interiorità e terra. (Francesco Puma, Quinlan)



