Elisabetta (Matilde De Angelis) è un’avvocata affermata che ha appena ottenuto l’assoluzione del professor Angelo Valder (Stefano Accorsi), accusato di violenza sessuale: in aula, infatti, la denunciante ritira tutto, parlando di rapporto consenziente. Ma il caso non finisce qui: Valder, convinto di essere vittima di mobbing da parte dell’università che lo ha reintegrato, vuole fare causa e pretende ancora Elisabetta al suo fianco. Lei rifiuta, pur avendo problemi economici: in quell’uomo avverte qualcosa di opaco, difficile da nominare ma impossibile da ignorare. A incrinare ulteriormente il suo equilibrio è il ritorno dell’ex compagno Daniele (Marlon Joubert), ossessivo e manipolatore, che in passato era riuscita a far condannare. Ora che la pena è finita, la sua ombra sembra riemergere nei gesti quotidiani, nei silenzi, nella memoria insistente de “La canzone dei vecchi amanti” di Franco Battiato, simbolo di un legame malato mai del tutto reciso.
Il film intreccia così il dramma giudiziario con un thriller psicologico teso e controllato. Non punta su colpi di scena facili, ma su un lento scivolamento nel dubbio: ciò che minaccia Elisabetta è reale o nasce da una ferita ancora aperta? La regia costruisce un clima di costante incertezza, mentre la protagonista diventa il centro emotivo del racconto, sospesa tra razionalità professionale e fragilità privata. Ne emerge una riflessione sottile sulla giustizia, sul potere e sulla percezione della verità, sostenuta da interpretazioni intense e da un’atmosfera che resta addosso anche dopo i titoli di coda.



