Manchester, 1736. Ann Lee (Amanda Seyfried) nasce in una famiglia numerosa e poverissima, animata da una convinta fede religiosa. La sua devozione farà di lei la fondatrice della comunità degli Shaker, che dall'Inghilterra avrà proseliti nel New England americano: una comunità basata sul duro lavoro, l'artigianato di qualità, e la totale rinuncia a qualunque forma di violenza. Dopo aver subìto a lungo gli appetiti sessuali del marito, Ann Lee impone a se stessa e alla comunità la castità assoluta e si immola definitivamente al ruolo di leader spirituale, guidando gli Shaker verso la costruzione di villaggi dedicati alla loro fede, spesso osteggiati dalle comunità locali. E non saranno pochi quelli che, temendo il suo potere, la accuseranno di stregoneria.
Alla sua terza opera, la regista Mona Fastvold racconta come la comunità Shaker veicolasse emozioni e sofferenze attraverso il canto e il ballo (il termine "shaker" si riferisce proprio alla scuotersi, quasi come tarantolati, dei suoi adepti). Appare dunque consona la sua scelta di fare di Il testamento di Ann Lee, scritto insieme al marito regista-sceneggiatore Brady Corbet, un musical, e di suddividere la narrazione in canti, basati su gesti ripetitivi ed energici e lamentazioni ossessive, adeguati ad un fervore religioso fondamentalista ai limiti del fanatismo, la cui messa in scena è ammirevole per la potenza visiva e muscolare che rimanda a Rembrandt o a Michelangelo. (Paola Casella, MyMovies)
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