"Giulio Regeni stava facendo un legittimo, chiaro, sacrosanto lavoro di ricerca. Punto. Può succedere che in un regime autocratico, dopo un colpo di Stato, anche la ricerca costituisca una minaccia".
Lo ha affermato, testimoniando di recente in tribunale, Marco Minniti, Ministro degli Interni all'epoca del sequestro e omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni.
Quella dell'ex ministro è l'unica punta di pathos di Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, che evita accuratamente di cavalcare l'indignazione dello spettatore ma mette in fila i fatti, senza commenti che non appartengano ai genitori di Regeni e le testimonianze di politici e funzionari italiani dei servizi segreti chiamati a deporre nel processo in Corte d'Assise presso il Tribunale di Roma.
Giulio Regeni - Tutto il male del mondo è più di una semplice ricostruzione, serrata e logica, di un caso di violazione dei diritti umani, peggiorata da una serie vergognosa di omertà, falsità, omissioni, depistaggi. Ha un respiro più ampio - un'anima più limpida, come l'atteggiamento dei due genitori, che in questi anni abbiamo imparato a (ri)conoscere per la misura, la civiltà e la compostezza del loro chiedere verità e giustizia. Soprattutto sotto questo aspetto il film rende onore al desiderio di conoscenza del ricercatore, perché puntando i riflettori su una dittatura militare fa procedere di pari passo la vicenda individuale di un occidentale ucciso, senza che ci siano ancora dei colpevoli, con le proteste degli egiziani che denunciano il regime autocratico da cui sono oppressi.
(Raffaella Giancristofaro, MyMovies)



