All'età di quarantadue anni, Paul Marquet lascia il lavoro di fotografo, che ha assicurato a lungo il suo benessere e quello della sua famiglia, per fare lo scrittore. Rimasto single, si ritrova a fare i conti con la necessità di guadagnare il minimo per vivere, proteggendo però il tempo necessario alla scrittura, processo di per sé lento e incerto, per il quale non esiste una formula magica.
Ed è proprio di questo che parla il quinto lungometraggio di Valérie Donzelli, del fatto che non ci sono soluzioni win-win, per dirla con la lingua della presunta praticità: la libertà costa cara a chi non nasce privilegiato; fare quello che si ama, seguire la propria vocazione, anche se esclusivamente auto percepita, vuol dire rinunciare a moltissimo. Attraverso la delicatezza dei tratti, dei gesti, della voce del suo protagonista assoluto, Bastien Bouillon, il film racconta che la povertà e la solitudine non sono condizioni romantiche ma dure. (Marianna Cappi - MyMovies)
"Il primo punto di forza del film è la storia, che è poi quella autobiografica dello scrittore francese Franck Courtès, scrittore e fotografo, narrata nel romanzo “À pied d'oeuvre” (Sul lavoro), titolo originale anche del film. Sta di fatto che a Venezia la regista Valérie Donzetti si è aggiudicata il premio per la miglior sceneggiatura.
Il secondo è dato dall’interpretazione di Bastien Bouillon, mite, sensibile, malinconico, ma dalla scorza dura. (...)
Il montaggio è dinamico e frammentario: si procede per flash, quelli stessi che poi torneranno nella mente del protagonista. Alle riprese “naturali”, si alternano sequenze che sembrano tratte da un video sgranato realizzato da un soggetto in movimento." (Francesca Meneghetti, MyMovies).
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA - PREMIO MIGLIOR SCENEGGIATURA.

